L’8 febbraio siamo stati ospiti de La Merenda Podcast a Bologna, all’interno di quella splendida cornice che è il BOOMing. In quest’occasione abbiamo avuto modo di confrontarci con alcuni professionisti della comunicazione, nella sua accezione più ampia.
Al nostro fianco c’erano Elisabetta Roncati, accademica e blogger specializzata in arte contemporanea; Diego Morgante, giornalista della rivista Scomodo, e Francesco Stati, direttore del progetto editoriale Prismag. Il capitano in rappresentanza della squadra TIC invece era Ilaria Brizi, responsabile della comunicazione.
Insieme a Edoardo D’Elia, editor del podcast e host d'eccezione, ci siamo interrogati sul ruolo di chi fa informazione, sull’utilizzo più o meno lecito e giustificato dei titoli clickbait e su un certo modo di fare notizia.
Panel sull’editoria digitale e l’arte contemporanea al BOOMing: come scendere a patti con il nuovo modo di comunicare o come usarlo in modo divertente.
Secondo Francesco Stati il passaggio dell'informazione sui social non è stato gestito bene ma è stato «di rincorsa», chi gestisce i giornali non li ha compresi fino in fondo e li ha approcciati considerandoli «una cosa di minor valore, solo per portare traffico».
Ognuno dei partecipanti ha condiviso la sua formula per venire a patti con i cambiamenti culturali e sociali, pur nel rispetto della propria deontologia: «a volte i grandi giornali mettono dei contenuti spazzatura perché il loro fine è fare traffico. (...) Nel nostro caso invece il meme è funzionale a portare le persone sul nostro sito web, a comprare la rivista, a leggere il nostro approfondimento più lungo» spiega sempre Francesco.
Rita De Crescenzo ci aiuterà davvero a trattenervi sui canali del TIC?
Ci siamo domandati se l’uso di meme e ganci sprezzanti sia davvero efficace nell’acquisire un pubblico che continua a informarsi e interagire con i canali che hanno fornito la notizia, o se invece si finisce per produrre solo contatti estemporanei, perché “rimane” solo chi era già interessato alla notizia, ancora prima di leggere il titolo accattivante.
Forse la differenza sta nell’adottare un linguaggio abbastanza fresco senza per forza banalizzare tutto, semplicemente con l’intento di mantenere viva l’attenzione.
Gli utenti infatti non sono bambini che dobbiamo intrattenere costantemente, facendogli l'aeroplanino e imboccandoli con le informazioni. Dobbiamo anche affidargli la responsabilità di riflettere e impiegare attenzione e concentrazione per processare quello che leggono.
Questo non significa essere schiavi di ciò che piace all’audience, ma trovare il giusto compromesso tra catturarne l'attenzione e continuare il proprio compito informativo.
Crediamo che le parole della nostra Ilaria Brizi sintetizzino perfettamente il senso del TIC e dell’opinione che condividevano tutti gli ospiti del panel:
«La critica che viene spesso fatta ai social network è quella di essere una trash box, cioè dove c'è tanta leggerezza. Vogliamo dimostrare: uno, che chi porta leggerezza ha comunque qualcosa da dire e due, che si può fare l'infotainment nella maniera giusta, quindi divulgazione pur essendo pop, pur trovando un linguaggio che sia trasversale e adatto a tutti.»
Se volete continuare a divertirvi e informarvi vi suggeriamo di non perdervi i prossimi appuntamenti del TIC 2025, che ospiteranno la bellezza di 3 puntate podcast live:
- Centrifuga podcast intervista Gaia Contu e il Cantautore Misterioso
- La Merenda Podcast intervista Danilo Petrucci
- La Merenda Podcast intervista Luca Cena
Gaia Antea Taschera




